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Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi è stato uno dei più grandi e stimati generali italiani, principale protagonista del Risorgimento italiano a cui si deve l'unità d'Italia. Le sue qualità di condottiero e stratega militare furono particolarmente apprezzate all'estero, triste destino di ogni italiano, dove le sue imprese militari gli valsero l'appellativo di eroe dei due mondi. La sua vita fu costellata da numerose battaglie, alcune vinte altre perse, e dal sogno d'indipendenza per i popoli oppressi. Nacque a Nizza il 4 luglio 1807 da genitori italiani. Fin da giovanissmo ebbe modo di viaggiare per mare entrando in contatto con intellettuali dell'epoca. Nel 1833 incontrò Giuseppe Mazzini a Londra e si iscrisse alla Giovine Italia, un'associazione massonica col fine di trasformare l'Italia in una repubblica democratica unitaria. Nel 1834 partecipò al tentativo d'insurrezione repubblicana a Genova contro i Savoia. Il fallimento della rivolta gli valse una condanna a morte costringendolo alla fuga in Francia e, dopo varie mete, in Sud America. L'esilio sudamericano durò tredici anni, dal 1835 al 1848, e qui partecipò attivamente ai moti separatisti brasiliani. A causa della sconfitta repubblicana in Brasile nel 1842 Garibaldi riparò nel vicino Uruguay dove si mise al servizio della difesa di Montevideo contro gli argentini. In Uruguay sposò Ana Maria de Jesus Ribeiro. Nel 1848 ritornò in Italia per partecipare alla prima guerra d'indipendenza contro gli austriaci, il re Carlo Alberto rifiutò però d'averlo nell'esercito come volontario per via della sua passata partecipazione all'insurrezione di Genova. Garibaldi partecipò comunque alla guerra come volontario del governo provvisorio di Milano. Dopo la sconfitta piemontese contro gli austriaci, nel 1849 l'eroe dei due mondi mise la sua spada in difesa della Repubblica Romana minacciata dalle truppe francesi. La disfatta di Roma costrinse Garibaldi a fuggire verso nord e nelle paludi di Comacchio perse sua moglie Anita per mancanza di cure. Poco gradito dalle zone d'influenza austriaca e francese, nel 1850 Garibaldi lasciò l'Italia per trasferirsi a New York e successivamente in Perù. Tornò in Italia nel 1854 per stabilirsi nell'isola di Caprera come contadino. Il suo sogno indipendentista non si era però affievolito. Nel 1859 militò nella seconda guerra d'indipendenza del nord. Dai posteri sarà comunque ricordato per il 'miracolo' strategico compiuto nel 1860 quando con un corpo di spedizione si soli mille uomini, le Camicie Rosse, raggiunse per mare la Sicilia proclamandosi dittatore dell'isola in nome di Vittorio Emanuele II. Lo sbarco a Marsala e i primi successi militari contro le deboli compagini militari dell'esercito borbonico favorirono una rapida escalation della sua popolarità e una insurrezione popolare dei siciliani. In pochi mesi i garibaldini conquistarono Reggio Calabria e la città di Napoli, ormai abbandonata dal re Francesco II di Borbone. L'esercito borbonico venne definitivamente sconfitto sul fiume Volturno nella strocia battaglia del 1-2 ottobre 1860. Poche settimane dopo, il 26 ottobre 1860, Garibaldi incontrò a Teano il re Vittorio Emanuele II di Savoia a cui consegnò la sovranità sul Regno delle Due Sicilie per poi ritirarsi sull'isola di Caprera senza chiedere in cambio nessun compenso per i suoi servigi. Nel 1867 partecipò alla terza guerra d'indipendenza comandando un corpo di volontari in Trentino e nel mese di ottobre tentò di completare l'unità d'Italia invadendo il Lazio con un corpo di volontari ma venne duramente fermato a Mentana dalle truppe franco-pontificie. Nel 1870-71 si arruolò a fianco della nuova Francia repubblicana nella guerra franco-prussiana ottenendo in cambio come onorificenza la sua elezione all'Assemblea parlamentare francese, quasi immediatamente revocata per timore della sua popolarità di eroe socialista. Nel 1874 venne eletto deputato del Regno d'Italia. Ormai stanco e malato Garibaldi si ritirò nell'isola di Caprera dove morì il 2 giugno 1882. Una curiosità. In gran parte delle città italiane quasi tutte le statue di Garibaldi volgono lo sguardo verso Roma, città che non riuscì mai a conquistare, non partecipando alle azioni militari del 1870.

20070706


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