Indagini sulla tragedia di Ustica
Immediatamente dopo il disastro di Ustica (27 giugno 1980) viene nominata una commissione d'inchiesta tecnico-formale dal ministro dei trasporti, Rino Formica. Dopo due relazioni preliminari la commissione si autoscioglie nel 1982 a causa del contrasto di attribuzione con la magistratura, che assume l'esclusiva competenza delle indagini. Sui resti dell'aereo recuperati sono rinvenute tracce di esplosivi TNT e T4. I due indizi indeboliscono la pista del cedimento strutturale per rafforzare le ipotesi di una bomba a bordo o di un missile esterno sparato contro il DC-9.
Nel 1987 viene disposto il recupero dell'aereo a 3700 metri di profondità al largo di Ustica. L'operazione è affidata alla ditta francese Ifremer. Nel 1991 i pezzi recuperati consentono di ricostruire il relitto del DC-9 per oltre il 90%.
Nel 1989 il caso Ustica entra a far parte dei lavori della Commissione Stragi. L'attività istruttoria della Commissione contesta alcuni reati ai militari in servizio presso i centri radar ed avanza l'ipotesi di un depistaggio e di un inquinamento delle prove. Il registro radar di Marsala ha una pagina mancante relativa al 27 giugno 1980, il giorno della strage. La numerazione delle pagine è progressiva, pertanto la pagina all'interno del tabulato è stata appositamente rimossa a posteriori del disastro. Interrogati del fatto, i responsabili del registro non sapranno motivare l'avvenuto. Si ipotizza la mano di servizi segreti.
Nel 1999 l'inchiesta si conclude con il deposito la sentenza-ordinanza Priore (31 agosto 1999), nonostante le lunghe indagini e perizie, permangono gravi indizi sull'abbattimento dell'aereo ma non anche prove definitive per individuare gli autori della strage di Ustica. Nella sentenza il fatto è descritto come un "atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti".
Nel 2000 la Corte di Assiste di Roma inizia il processo sui presunti depistaggi, tuttavia i reati sono ormai caduti in prescrizione essendo passati più di quindici anni dai fatti. La sentenza non soddisfa né gli imputati, né le parti civili, né la Procura.
Nel 2005 le parti vanno in appello presso la Corte di Assise di Roma. Il processo si apre il 3 novembre 2005 e si conclude circa un mese dopo, il 15 dicembre 2005, con l'assoluzione dei generali Bartolucci e Ferri, condannati in primo grado, perché "il fatto non sussiste".
Il 10 gennaio 2007 la Corte di Cassazione conferma la sentenza della Corte di Assiste di appello dl 15 dicembre 2005, rigettando il ricorso della parte civile.
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