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Mass-media, scuola e neoconformismo giovanile Il movimento di contestazione giovanile del 1968 prese come bersaglio ogni genere di rapporto di subalternità del ruolo: padre-figlio, marito-moglie, studente- docente, passato-presente. Ciò che si contestava allora, la cultura “da museo”, è ciò che ancora oggi si continua a contestare alla scuola: il nozionismo. Il rapporto tra i differenti ruoli avrebbe dovuto essere egalitario, aperto all’ascolto e al dialogo reciproco.Molti docenti oggi lamentano, d’altra parte, che il previsto ingresso di molte nuove discipline ed educazioni possa essere fuorviante rispetto all’insegnamento di materie tradizionali, quali la grammatica italiana. Si lamenta un’impreparazione dei neolaureati riguardo all’espressione scritta: sanno tutto nel loro settore, ma non sanno scrivere in un italiano corretto. Ci sarebbe da chiedersi se sia preferibile una scuola che dia a tutti una base culturale generale, oppure una scuola che selezioni al suo interno una elite di studenti in base al loro profitto e abbandoni al loro destino tutti gli altri. Soffermiamoci su cosa ci offre, poi, il panorama televisivo. Piovono critiche sulla Rai e sulle reti private da e-mail e lettere ai giornali di telespettatori che “tradiscono” il mezzo televisivo per andare ad attingere altrove ciò che trasmissioni trash non comunicano più: educazione, cultura, valori. In Tv passa di tutto tranne che cultura (se non quella “politically correct”), come gossip, beghe da condominio ed esaltazione di modelli di successo a dir poco “devianti”: ricchezza, superficialità, omologazione; salotti che “scavano” nell’intimo di coppie scoppiate, privato di gente comune o Vip che prevale sul sociale, critiche e risse basate su insulti personali e non su argomentazioni approfondite. Il pubblico vuole questo? Il pubblico è un discente e sostenere che la tv non sia altro che lo specchio della società è menzognero e pretestuoso. E’ la società che si plasma dall’alto sul modello che governi e tv impongono. Nell’attuale Italia, in particolare, viene considerato populista, di parte e demagogico chi cerca di reintrodurre un minimo di riflessione critica in tv su come siamo governati e sulle motivazioni di determinate scelte di campo dei ministri. Eppure sin dalla scuola elementare si dovrebbe spiegare perché il cittadino non può perdere di vista chi governa il suo paese, perché è colui che amministra i nostri soldi. Le tasse sono i nostri soldi e se la Finanziaria è proprio quei soldi che gestisce, il cittadino lo deve sapere, ne deve essere consapevole sin da tenera età. Deve sapere anche come vengono gestiti dagli amministratori e se c’è davvero un miglioramento dei servizi pubblici. Insegniamo allora agli alunni i rudimenti dell’economia per farli diventari futuri cittadini responsabili e attenti alla gestione della cosa pubblica. Non sarebbe il caso, per esempio, di reintrodurre l’insegnamento dell’economia (una volta “economia domestica”) nelle scuole di ogni ordine e grado? Cosa insegna la tv oggi? Slogan pubblicitari? La tenerezza di seconda mano proposta nelle soap? La violenza più truce dei sobborghi americani che alimenta un’industria da sempre in crescita di fatturato? Qual è l’alternativa se cè un’alternativa a tutto ciò? Internet, il web può esserlo ed è proprio per questo che nei regimi e nei paesi con democrazie “imperfette” inizia a diventare il bersaglio, il testimone scomodo, l’unica voce per chi non può comparire sul giornale ad esprimere la sua opinione o la sua protesta, per chi non può parlare. Il web sfugge alla logica della omologazione, del conformismo, del politically correct, sfugge alle morali imposte dall’alto prediligendo la democratizzazione dell’etica, la diffusione di un’etica universale ai cui principi possono attingere tutti, di qualsiasi cultura, razza o religione. La scuola deve parlare, dialogare con gli alunni (e in molti casi lo sta già facendo), deve indurli a pensare oltre che ad imparare, ad avere una visione generale delle cose, indirizzarli verso una professione non verso “un posto”, verso un senso e non verso una carriera a tutti i costi. La scuola dovrebbe formare l’individuo ad esprimersi nella sua originalità senza imporre modelli o morali dall’alto. Andrebbero potenziate le educazioni: civica, ambientale, alla salute, alla convivenza civile. Andrebbe presentato a scuola l’attuale modello televisivo per ciò che è: deleterio per la formazione degli alunni. Gli alunni capiranno i retroscena delle varie guerre se in classe si leggerà criticamente il quotidiano, alla luce di anni di storia documentata. L’alunno capirà e inizierà a vedere le cose, a riceverne la giusta chiave interpretava: tutto gli sembrerà ad un certo punto chiaro e palese, tutto gli sembrerà prevedibile e comprensibile e ne trarrà uno strumento adeguato per affrontare più consapevolmente e in maniera meno sprovveduta la società che ci circonda. Capirà che vestire Jeans strappati e griffati non è anticonformismo; piercing e tatuaggi non sono rivoluzionari ma solo rischiosi per la salute, capirà che oggi il vero anticonformismo è concentrarsi sulle proprie originali inclinazioni, non è sentirsi parte di un gregge ma è fuoriuscirne, non è appiattirsi su modelli insulsi ma è criticarli e superarli con l’approfondimento delle questioni, col multilateralismo, con l’apertura a realtà diverse. Conoscere l’altro senza averne paura, conoscere il diverso cercando di attingervi quanto più possibile per ampliare e mettere in discussione le proprie convinzioni inveterate: questo è il vero anticonformismo oggi, soprattutto in Italia. Non è drogarsi o alcolizzarsi, o schiantarsi dopo la discoteca contro un muro: questo è neoconformismo imposto da un mercato occulto che fattura più di ogni altro al mondo: quello delle mafie globalizzate e del narcotraffico. La droga crea assuefazione, assenza di pensiero, docilità e aggressività a seconda dei casi, la droga non ti fa esistere nella tua specificità. Ti annulla come individuo, ti annebbia la mente e come tale ti rende conforme a come il mercato del narcotraffico, ancora troppo poco combattuto dai governi, ti vuole. Vuoi essere un giovane anticonformista oggi? Inizia a pensare come quel ragazzo che si è ribellato al modello di scuola proposto quotidianamente dai giornali. Lo sappiamo che la scuola è altro, noi che ci lavoriamo e sappiamo che la scuola avrebbe potenzialità maggiori se fosse supportata da mass media meno interessati a mantenere un mediocre status quo. A che pro? Meglio non chiederselo… Le risposte sarebbero tutt’altro che politically correct! 20070311sere un giovane anticonformista oggi?
Inizia a pensare come quel ragazzo che si è ribellato al modello di scuola
proposto quotidianamente dai giornali. Lo sappiamo che la scuola è altro, noi
che ci lavoriamo e sappiamo che la scuola avrebbe potenzialità maggiori se
fosse supportata da mass media meno interessati a mantenere un mediocre status
quo. A che pro?
Meglio non chiederselo… Le risposte sarebbero tutt’altro che
politically correct!
20070311
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