Senza via d'uscita pacman diventa pericoloso Una ricerca inglese condotta da Dean Mobbs ha di recente indagato sulle risposta dell'uomo all'approssimarsi di una minaccia. Per farlo il ricercatore si è servito di una simulazione del tutto simile allo storico videogame Pac Man. I volontari sottoposti all'esperimento condividevano con un predatore virtuale il medesimo labirinto. Al predatore il compito di catturare l'avatar del giocatore e a quest'ultimo quello di sfuggirgli. Ad ogni fallimento il giocatore era sottoposto a una scossa elettrica. Lo shock esterno trasformava il semplice gioco in una esperienza reale, facendo prevalere gradualmente l'istinto di sopravvivenza all'analisi razionale. Durante il gioco l'attività cerebrale si concentrava maggiormente nella corteccia prefontale, dietro le sopracciglia, dove ha sede il pensiero razionali e l'elaborazione delle strategie di fuga. Con l'approssimarsi del predatore l'attività si spostava gradualmente verso il mesencefalo, una zona più primitiva del cervello in cui risiedono gli istinti atavici di sopravvivenza. In conclusione con il pericolo le reazioni si trasformano gradualmente da razionali a istintive, un meccanismo in base al quale la preda può persino decidere di smettere di fuggire e affrontare la lotta con il predatore. In quest'ultima circostanza l'organismo produce una sostanza con funzione di analgesico naturale per sopportare l'eventuale dolore derivante dallo scontro. Paradossalmente, lasciare poche vie d'uscita alla preda può persino nuocere al predatore.
20070827
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