Roma. La Domus Aurea
La Domus Aurea, nota per essere stata la lussuosa residenza di Nerone, di recente ristrutturata, è stata chiusa e riaperta al pubblico più di una volta a causa di cedimenti strutturali, là dove si presentava più vulnerabile alle infiltrazioni dell’acqua piovana. Traffico, occupazione abusiva dei campi sovrastanti, dissesto idrogeologico hanno contribuito alla cattiva conservazione di questo gioiello d’età Giulio-Claudia, che oggi appare più simile ad una grotta che alla luminosa residenza dell’istrionico imperatore che la abitò. Trovandosi nel sottosuolo, è possibile accedervi da una zona adiacente al
Colosseo, sul colle Oppio, con ingressi che si organizzano per fasce orarie e per gruppi limitati di persone. La “casa dorata” venne realizzata dagli architetti Severo e Celere su richiesta di Nerone, il quale escogitò, per renderla ancor più originale, espedienti quali: le decorazioni delle pareti con mosaici, fino ad allora adottati solo per le pavimentazioni; la realizzazione di un locale con tetto in muratura, che prevedeva la presenza di un’apertura circolare da cui filtrasse la luce. Queste innovazioni vennero adottate anche in seguito per diverse realizzazioni architettoniche, tra cui l’oculo del
Pantheon. La smania di grandezza, fin troppo nota, dell’imperatore di dinastia Giulio-Claudia si concretizzò in questa immensa dimora di ispirazione orientale, ricoperta da pareti dorate o stuccate in alcuni punti con l’avorio. Il
Colossus Neronis, un’enorme statua bronzea raffigurante l’imperatore, venne posto all’ingresso della dimora, sul Palatino. Successivamente l’Anfiteatro Flavio trasse il nome di Colosseo proprio in seguito alla collocazione, nelle vicinanze, di tale statua. Fu dopo il disastroso incendio del 64 d.C. che Nerone diede il via ai lavori della sua futura dimora. Il complesso architettonico che ne risultò fu di grandezza spropositata, con migliaia di stanze, padiglioni separati, palestre, teatri, giardini, un lago artificiale, porticati, le immancabili terme e perfino parchi, dove vagavano anche animali rari e di ogni specie. Questo elefantiaco complesso si estendeva su Palatino, Esquilino, Oppio, Celio. Le sale da pranzo furono preziosamente decorate e ornate con statue come quelle del gruppo Lacoonte, il Galata suicida e il Galata morente, oggi custodite nei Musei capitolini. Le prime stanze con gli affreschi vennero rinvenute nel Rinascimento e suscitarono grande emozione, ma soltanto nell’Ottocento gli archeologi iniziarono ad intuire che quelle grotte potevano far parte della mastodontica e fino ad allora dimenticata residenza di Nerone. 02 ottobre 2007
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