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Roma. L’Ara Pacis

L'edificio ristrutturato e adibito a racchiudere l'Ara Pacis, su progetto dell'architetto Richard Meier, in acciaio, travertino, vetro e stucco è stato aperto ufficialmente al pubblico nel 2006. L’ambiziosa ristrutturazione ha suscitato un vespaio di critiche, anche se, ad oggi, il più importante monumento di età augustea risulta essere uno dei siti più visitati della capitale. L’Ara Pacis, o Altare della Pace di Augusto, consiste in un recinto quadrangolare, che attornia un altare sacrificale, a cui si accede attraverso due ingressi aperti sui lati più corti. L’Ara venne realizzata al ritorno di Agusto dalla Spagna nel 12 a.C. I suoi primi frammenti vennero rinvenuti nel 1568, nei pressi di via del Corso. Seguirono nel corso dei secoli altri ritrovamenti di frammenti che comportarono un grande dispiego di tecniche per recuperarli e preservarli e studi per ricostruirne i pannelli, secondo le sequenze originarie. Dal Vaticano e dalla famiglia Medici giunsero altri pezzi per completare il collage, tuttora privo di alcuni frammenti originali che la Francia custodisce nel Louvre e che sarebbe auspicabile facesse ritornare a Roma. Il recinto è decorato nella parte superiore da ghirlande appese a teschi di bue e vasi votivi sospesi su nastri. Mentre sul fianco di ogni porta sorgono quattro rilievi con raffigurazioni mitologiche (es. il sacrificio di Enea ai penati), sui lati lunghi si può ammirare una processione di àuguri, camilli, sacerdoti e membri della stirpe imperiale. In mezzo a queste figure si staglia quella di Augusto, pontifex maximus, quella di Agrippa suo genero, di Livia, Tiberio e Druso, Domizio Enobarbo coi due figli. Sull’altro lato a comporre il corteo compare la figlia di Augusto, Giulia. La famiglia imperiale è ritratta al culmine del suo splendore e della sua potenza. Siamo in un momento storico in cui si inizia a consolidare l’investitura divina dell’imperatore, attraverso un rigido cerimoniale religioso, come conferma la processione ritratta sull’Ara Pacis. Allo stesso tempo è chiaro anche l’intento di designare la successione dinastica, che proseguirà dopo la morte di Augusto. Non di realtà storica si tratta, come quella minuziosamente ritratta sulla Colonna Traiana, bensì di raffigurazione ideologica e allegorica, sia in quanto la processione in questione non si effettuò mai, sia perché il rituale riportato sui fregi allude all’immortalità del potere nel destino di Roma. Influenze di tipo greco ed ellenistico nelle decorazioni non fanno che accrescere la dignitas del monumento, come le foglie di acanto e gli animaletti, le lucertole e i serpentelli, una rana e uno scorpione, etc, il tutto a sostenere l’ideale di auctoritas così ben incarnato dall’imperatore Augusto. 01 ottobre 2007
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